Salta al contenuto principale

Il Monumento Naturale Val Brunone

Il Monumento Naturale della Valle Brunone è situato in Valle Imagna, nel territorio comunale di Berbenno, poco distante dalla località Ponte Giurino. Gli abitanti del luogo conoscono l’area con il nome di Scanarola, ma già nel 1863 viene riferita come Valle Brunone.
Il territorio, percorso dal torrente Brunone e dai suoi affluenti, si estende circa per 2Km2 ,è quasi interamente ricoperto da boschi misti, è interessato dalla presenza di antiche fonti sulfuree e da giacimenti paleontologici di rilevanza mondiale.

Nell'area protetta prevalgono specie quali il faggio, il frassino maggiore, la betulla, il carpino bianco, l'ontano nero, l'acero montano, la roverella e il castagno. Marginali le presenze di noce, di ciliegio e di alcuni pini, tra i quali il pino strobo e il pino nero. Una zona posta a poca distanza dalla riva del torrente Brunone è stata piantumata circa vent'anni fa ad abete rosso.

Le sorgenti d'acqua sulfurea situate in Valle Brunone hanno rivestito una notevole importanza nel passato per la cura di alcune patologie, tanto da essere menzionate dallo scienziato ottocentesco Antonio Stoppani nella sua opera del 1876 intitolata "Il Bel Paese”.

Visti i numerosi elementi naturali di grande rilevanza, tali da dover essere salvaguardati e mantenuti nel tempo, la Regione Lombardia nel 2001 dichiara la Valle Brunone primo Monumento Naturale della Provincia di Bergamo.

Lungo entrambi i versanti di questa valle vi sono numerosi affioramenti rocciosi della formazione Argilliti di Riva di Solto risalenti al Triassico Superiore (circa 215 milioni di anni fa): una serie molto potente di argilliti di colore grigio scuro, marne, calcari marnosi e calcari micritici che conservano importantissimi strati fossiliferi depositati durante il Triassico superiore in concomitanza con la crisi delle facies della piattaforma carbonatica.
Le ricerche scientifiche svolte dal Museo di Scienze Naturali di Bergamo sulle rocce che costituiscono i versanti della valle hanno permesso la determinazione di giacimenti paleontologici di rilevanza mondiale qui presenti che negli anni hanno permesso di portare alla luce una ricca fauna fossile che comprende rettili, pesci, molluschi, crostacei e persino insetti, di cui si sono conservate anche le parti più delicate. E’ il caso dello spettacolare esemplare completo di libellula Italophlebia gervasutii, la cui immagine è diventata il logo del Monumento.
Chi volesse ammirare gli straordinari fossili che provengono da questa località può visitare l’esposizione della sala “Bergamo ... 220 milioni di anni fa” presso il Museo di Scienze Naturali di Bergamo.

L’intera area è accessibile, ma protetta: non si possono effettuare scavi e non si possono realizzare abitazioni e strade. Presso questa valle, ancora poco antropizzata e caratterizzata da ambiti boscati che si aprono in piccole verdi radure, è possibile fare escursioni naturalistiche e scoprire angoli pittoreschi del tutto inaspettati. 

 

Come arrivare: In automobile: Uscita autostrada A4 "Bergamo", seguire le indicazioni per la Valle Imagna/S. Omobono. Percorrere la strada provinciale. Dopo Capizzone oltrepassare la galleria e la frazione di Pontegiurino. Dopo 500 fermarsi al campo sportivo dal quale è possibile accedere al Monumento.

L’area sarà attrezzata per l’accoglienza e la sosta dei visitatori a partire dall'estate 2006.